Luigi Gallo

Direttore della Galleria Nazionale delle Marche e della Direzione Regionale Musei Marche

Ancona e “l’altro”: un rapporto millenario

Già i micenei approdarono nell’insenatura a gomito del medio Adriatico, che più tardi i siracusani avrebbero chiamato Ancona, per via della forma accogliente e sicura di quella rada, dove si può vedere il sole tramontare come se fosse rivolta a occidente. Il rapporto di questa città con “l’altro” è mediato da sempre dal mare, che si incunea nel tessuto urbano pianeggiante, dominato dai colli circostanti. Dall’Età del Bronzo sono documentati i rapporti mercantili con la Grecia e l’oriente, mentre dal IX sec. a.C. sono attivi rapporti con l’area Transadriatica, attraverso cui in seguito sarebbe arrivata dai siti del Baltico la preziosa ambra, a sottolineare lo status dei più illustri personaggi, fin nelle loro sepolture. Monili e suppellettili sontuose in materiali preziosi ed esotici, ornamenti della persona e della casa, acquistati in cambio di derrate alimentari e, forse, schiavi. Non meno importanti erano i contatti e i rapporti con le altre popolazioni italiche affacciate sull’Adriatico e con quelle dell’entroterra, raggiunte anche attraverso quella straordinaria rete fluviale che collega l’Adriatico all’Appennino. Il IV secolo vede convivere ad Ancona un vero mosaico di culture, dove si mescolano elementi greci, etruschi, celtici e italici. Una ricchezza di suggestioni che si condensa in espressioni artistiche e artigianali di straordinaria originalità che verrà poi inglobata dalla potenza romana. Ma Ancona non rinuncia alla sua fisionomia sfaccettata: nomi illirici, iscrizioni funerarie in greco, suppellettili e oggetti da tutto il Mediterraneo, continuano a imporre anche durante il dominio romano la convivenza con un’alterità che per la città ha costituito, da sempre, linfa vitale.

Proseguendo il dialogo con l’altro sino ad epoca moderna, in una fatale e quanto mai opportuna combinazione, le collezioni del Museo Archeologico Nazionale delle Marche che di Ancona narrano la storia più antica, sono ospitate a Palazzo Ferretti, dimora cinquecentesca di un nobile mercante colto e aggiornato, che volle un palazzo dominante sul golfo, sontuosamente affrescato e altero come le più raffinate dimore romane contemporanee. Ancona, rappresenta, quindi, non solo la sintesi della storia della città, ma anche del territorio marchigiano. Anche il Medioevo e il Rinascimento portano nel territorio marchigiano culture e genti di vari paesi e dalle Marche si irradia la ricca e colta civiltà urbinate che da Federico da Montefeltro sarà sinonimo di uomini d’arme e di cultura, simboli della virtus rinascimentale, che ha rivestito con le sue linee raffinate le residenze roveresche e ha dato i natali al sommo Raffaello.

Il ricordo di questi popoli è ancora vivo non solo nei nostri musei, luoghi di identità territoriale che si basa su un’alterità multiculturale dai mille volti, ma anche nelle nostre città che portano ancora nei loro stessi nomi l’eco della nostra storia: Ancona, Ascoli Piceno, Senigallia o il nuovo Comune di Terre Roveresche che rimanda alla gloriosa famiglia dei Della Rovere a capo del Ducato di Urbino fino al 1631. La Direzione Regionale Musei Marche si propone di promuovere sinergie e collaborazioni per la candidatura di Ancona Capitale della Cultura 2022.