Ivan Antognozzi

Direttore di Fondazione Marche Cultura

L'altro è una tensione positiva, genera curiosità, produce esperienze e procura conoscenza. L'altro è lo spazio di agibilità più attrattivo, sorprendente che possiamo praticare. Personalmente l'altro, nel mio ambito professionale, è l'alternativa, il dubbio, la possibilità che impone la scelta. L'altro rappresenta la complessità di contro alla semplificazione.

Ritengo che Ancona quale capoluogo di regione e per i suoi tratti storici e culturali, in questa impresa di candidatura a capitale italiana della cultura, possa (e debba) rappresentare tutte le Marche. D'altra parte il tema posto al centro del progetto, "l'altro", è un elemento che può connotare bene un "carattere" marchigiano. Tante volte Ancona e il suo territorio viciniore hanno rappresentato un posto altro: rispetto ai grandi centri di produzione culturale di Venezia e Roma (in particolare). Tanto per fare un paio di esempi, sparsi e diversi: qui Lorenzo Lotto ha trovato agio, fra un'umanità popolare e devota, rifuggendo dalla vita frenetica e competitiva lagunare e ne dà segno nella sua pittura che sacrifica l'Intellettualismo a favore di una interpretazione più umana ed "esistenziale"; qui Orazio Gentileschi ripara da Roma dopo lo stupro della figlia Artemisia e la sua pittura smorza gli effetti drammatici e spettacolari del caravaggismo in forme più pacate e intime; ecc. ecc. Ad Ancona approda la cultura dell'altro rinascimento, quello Adriatico, che riempie le architetture delle chiese e dei palazzi come da nessun'altra parte in Italia ad eccezione di Venezia. L'alterità delle Marche è rimarcata anche nel cinema (qui il tratto altro è reso per lo più con la lontananza, con la collocazione geografica remota della terra marchigiana): Monicelli ne il Marchese del Grillo individua nelle Marche la terra dove confinare la sorella di Onofrio, Camilla, dall'alito pestilenziale.
Ma soprattutto Ancona e le Marche sono altro rispetto alle direttrici del turismo di massa che in Italia segue la rotta che muove da Venezia e passa da Milano fino a Firenze, Roma e Napoli.
Questo essere altro delle Marche oggi può rappresentare una possibilità per ricalibrare le forme di un nuovo sviluppo: che abbia carattere policentrico, decongestioni le città, ripopoli i piccoli borghi, rinsaldi un rapporto sostenibile fra uomo e natura, fra centro e periferia: necessità emerse con drammatica evidenza con il covid. Ancona può sperimentare l'attivazione di pratiche innovative di organizzazione a sistema di un territorio frammentato, eterogeneo e pieno di risorse, di creatività e di avanguardia tecnologica.